<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>artestoria</title>
	<atom:link href="http://artestoria.blog.tiscali.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://artestoria.blog.tiscali.it</link>
	<description>ArteStoria - Associazione Culturale </description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 May 2012 10:51:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Convegno &#8220;La città che vive&#8221; del 31 marzo 2012</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/05/08/convegno-la-citta-che-vive-del-31-marzo-2012/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/05/08/convegno-la-citta-che-vive-del-31-marzo-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=292</guid>
		<description><![CDATA[Il video PASCOLO VAGANTE, a cura di Sonia Vazza e Valentina Ciliberto Il video &#8220;Pascolo Vagante&#8221; racconta l&#8217;avventura umana e artistica che ha portato alla realizzazione della serie di dipinti dal titolo omonimo, creati da Giorgio Vazza. Il video è stato presentato al Convegno da Sonia Vazza, figlia del pittore, che ne è stata l&#8217;ideatrice. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/05/2012-03-31-11.40.37.jpg"><img src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/05/2012-03-31-11.40.37-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-294" /></a>Il video PASCOLO VAGANTE, a cura di  Sonia Vazza e Valentina Ciliberto</p>
<p>Il video &#8220;Pascolo Vagante&#8221; racconta l&#8217;avventura umana e artistica che ha portato alla realizzazione della serie di dipinti dal titolo omonimo, creati da Giorgio Vazza. Il video è stato presentato al Convegno da Sonia Vazza, figlia del pittore, che ne è stata l&#8217;ideatrice.<br />
La Vazza ha illustrato prima di tutto la genesi dei dipinti creati dal padre: essi nascono dall&#8217;incontro con Davide e Daniela, due giovani pastori dell&#8217;Alpago che l&#8217;artista bellunese ha accompagnato per due anni, periodicamente, lungo gli antichi sentieri della transumanza in montagna. Un&#8217;esperienza che ha ispirato alcuni schizzi, poi rielaborati in studio e trasformati in veri e propri quadri.<br />
È seguita la proiezione del video, prodotto multimediale che unisce musica e immagini, viaggio suggestivo che alterna i paesaggi veri a quelli disegnati, ricostruendo con originalità il rapporto secolare che unisce montagne, uomini e animali.</p>
<p>Il documentario LA TRANSUMANZA DELLA PACE: le mucche dalla Val Rendena a Srebrenica, di e con Roberta Biagiarelli e Gianbattista Rigoni Stern</p>
<p>Il documentario, della durata di circa un&#8217;ora, è stato presentato e commentato da Gianbattista Rigoni Stern, uno dei protagonisti. Il filmato racconta le diverse tappe del progetto &#8220;La transumanza della pace&#8221;: l&#8217;idea è nata dall&#8217;incontro – avvenuto qualche anno fa ad Asiago – tra lo stesso Rigoni Stern e l&#8217;autrice e attrice teatrale di origine marchigiana Roberta Biagiarelli, che da tempo unisce la passione per il teatro con l&#8217;impegno sociale, rivolgendo particolare attenzione all&#8217;area di Srebrenica e dei Balcani in generale. È così che, nell&#8217;estate del 2009, Rigoni è giunto sull&#8217;altopiano bosniaco di Suceska e, come ha detto lui stesso, non se ne è più andato: qui ha infatti conosciuto una realtà molto simile – per qualità del suolo, vegetazione e paesaggio – a quella di casa sua, ritrovando in Bosnia l&#8217;Altopiano di Asiago, così come doveva essere verso la fine della Prima Guerra Mondiale. È nato così il progetto di aiutare la popolazione locale a ricostruire un rapporto fecondo con la propria terra, dopo l&#8217;orrore della guerra e del genocidio. Il massacro del 1995 ha segnato duramente il destino di questi territori: i pochi che sono riusciti a sopravvivere si sono dati alla fuga e sono tornati solo a partire dal 2000 nelle loro terre, per trovarle devastate e abbandonate; uomini e donne che hanno perso la maggior parte dei loro cari, che piangono fratelli, zii, padri e mariti. Per ricominciare a vivere e lavorare, per ricominciare a sperare, era necessaria un&#8217;azione forte: così Rigoni ha messo a disposizione la sua esperienza, maturata negli anni lavorando come funzionario presso la Comunità Montana dell’Altopiano dei Sette Comuni; ha fatto sopralluoghi, esplorato e censito l&#8217;area, tenuto lezioni per rieducare la popolazione locale all&#8217;agricoltura, all&#8217;allevamento, alla cura della terra. È inziato così un vero e proprio percorso formativo, che ha visto partecipanti attenti ed entusiasti: circa 50 persone, provenienti anche da aree lontane. La condizione posta da Rigoni era che “solo chi avesse frequentato il corso per intero avrebbe avuto diritto a ricevere in dono una vacca.” Così sono approdate qui, tra  novembre e dicembre 2010, le vacche donate alle famiglie di Suceska da alcuni allevatori trentini della Val Rendena. Creatura socievole e estremamente adattabile, la vacca Rendena: per questo scelta come protagonista di questo progetto di solidarietà. Un progetto che, rispetto ad altri di tipo simile svoltisi nella stessa area, ha fatto del monitoraggio costante un punto di forza: come ha illustrato lo stesso Rigoni, spesso questi progetti falliscono perchè non viene esercitata nessuna forma di controllo dopo l&#8217;avvio; perchè essi vadano a buon fine è necessario invece accertarsi che gli animali vengano curati e che siano assicurate loro le condizioni per una buona qualità della vita. Per questo Rigoni continua a dedicarsi anche attualmente al progetto, tornando in Bosnia ogni quaranta giorni circa. Si tratta di un&#8217;esperienza che ha conosciuto e conosce non pochi ostacoli, soprattutto dal punto di vista amministrativo e burocratico; tali difficoltà non hanno però fermato i protagonisti di questa straordinaria storia, che continuano a dedicarsi a queste popolazioni con instancabile generosità, regalando non soltanto la speranza, ma la concreta prospettiva di un futuro.</p>
<div id='fb-div-292'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F05%2F08%2Fconvegno-la-citta-che-vive-del-31-marzo-2012%2F&amp;t=Convegno+%26%238220%3BLa+citt%C3%A0+che+vive%26%238221%3B+del+31+marzo+2012");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F05%2F08%2Fconvegno-la-citta-che-vive-del-31-marzo-2012%2F&amp;t=Convegno+%26%238220%3BLa+citt%C3%A0+che+vive%26%238221%3B+del+31+marzo+2012");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/05/08/convegno-la-citta-che-vive-del-31-marzo-2012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gruppo di lettura &#8211; incontri del 13 marzo e del 10 aprile 2012 a cura di Paolo Steffan</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/05/06/gruppo-di-lettura-incontri-del-13-marzo-e-del-10-aprile-2012-a-cura-di-paolo-steffan/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/05/06/gruppo-di-lettura-incontri-del-13-marzo-e-del-10-aprile-2012-a-cura-di-paolo-steffan/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 May 2012 10:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Steffan; Gruppo Lettura; Marias Domani; Paolo Zardi;]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=285</guid>
		<description><![CDATA[All&#8217;appuntamento del 13 marzo si è discusso di Marìas Domani nella battaglia pensa a me, libro che ha diviso il gruppo, suscitando da un lato delusioni forti e dall&#8217;altro certi entusiasmi, specie per alcune sue parti. Di certo è stato contestato il laconico giudizio di Pietro Citati presente in copertina: «forse il libro più bello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;appuntamento del 13 marzo si è discusso di Marìas Domani nella battaglia pensa a me, libro che ha diviso il gruppo, suscitando da un lato delusioni forti e dall&#8217;altro certi entusiasmi, specie per alcune sue parti. Di certo è stato contestato il laconico giudizio di Pietro Citati presente in copertina: «forse il libro più bello composto da uno scrittore contemporaneo» (i troppi entusiasmi del critico, specie sulle copertine degli Adelphi, hanno suscitato ilarità e dibattito alla fine della serata). In generale, del libro di Marìas, quelli che per alcuni sono stati i punti di illeggibilità, per altri sono stati i punti di forza del libro: dunque ci si limita di seguito ad elencare gli oggetti di discussione: tante citazioni ed autocitazioni ritornanti, in una complessissima struttura di rimandi e riprese (geniale o pesante?); trama scarna ma gestita su ampli spazi (piacere intellettualistico o noia?); situazioni improbabili, tra tutte quella iniziale e quella dell&#8217;incontro con la prostituta/ex-moglie (genio letterario o autocompiacimento?). Questo il modo più essenziale per riassumere un dibattito che è durato molto e che su una cosa ha messo tutti d&#8217;accordo (compreso chi, come chi scrive, è rimasto abbastanza entusiasta della lettura): se Marìas si fosse limitato al primo terzo del libro, alle prime cento pagine, le più interessanti per tutti, forse anche chi ha trovato faticosa questa lettura, sarebbe stato fonte di qualche apprezzamento in più.</p>
<p>Successivamente si è parlato di prostituzione in Veneto e dei seguenti libri: Mason Anime alla deriva, Hemon Il progetto Lazarus, Amis L&#8217;informazione,  Boyne Il bambino col pigiama a righe e Non all&#8217;amore né alla notte, Flaiano Tempo di uccidere, Benioff La città dei ladri, Zardi La felicità esiste e Cameron Un giorno questo dolore ti sarà utile (lettura scelta per il mese successivo); inoltre si è parlato dei film Ogni cosa è illuminata di Schreiber e Riccardo III di Al Pacino.</p>
<p>All&#8217;appuntamento del 10 aprile si è discusso di Cameron Un giorno questo dolore ti sarà utile, romanzo che è stato definito &#8220;leggero&#8221; (nel senso calviniano del termine, più che in quello di &#8220;frivolo&#8221;) perché costruito sul niente.<br />
Secondo qualcuno il titolo del libro &#8211; tratto da un verso ovidiano &#8211; è più fascinoso di quanto lo sia stata la lettura; quell&#8217;«utile» poi risulta ingannevole, perché nella narrazione il personaggio della nonna, rovesciando la prospettiva data dal titolo, lo fa diventare &#8211; verso la fine del romanzo &#8211; l&#8217;aggettivo «interessante», rafforzato dal sostantivo «dono». Ed è proprio la nonna, quella figura che &#8211; nel niente su cui pare essere costruito il tutto &#8211; si fa protagonista di quei momenti che rimangono impressi nella memoria del lettore.<br />
Quanto a contenuti sono stati marcati un paio di temi significativi:<br />
1) la scoperta dell&#8217;omosessualità del protagonista, che per un momento sembra che debba diventare il cuore della questione, ma resta invece lì, come uno sviluppo mancato e solo annunciato &#8211; come dire &#8211; abortito: forse ciò è dovuto al fatto che, nel libro di Cameron, tutto ciò che è esterno uccide la parte intima dell&#8217;io del protagonista, che infatti dice «non ho bisogno di dirlo» e «i pensieri sono più veri quando sono solo pensati [...] nell&#8217;hangar buio della mente», quasi un modo molto meno poetico per esprimere il pasoliniano «perché realizzare un&#8217;opera quand&#8217;è così bello sognarla soltanto»; ma dopotutto, com&#8217;è stato sottolineato da qualcuno, con tutti i meriti che questo romanzo possa avere, resta sempre &#8220;americano&#8221; (gli europei capiranno cosa s&#8217;intende&#8230;).<br />
2) la disumanizzazione che avviene nei musei, che sono sembrati l&#8217;emblema di qualcosa che sta lì, come retaggio di un tempo andato: apprezzabile, oltre al concetto, anche la bravura  di comunicarlo in pochi tocchi indovinati.</p>
<p>Si è infine parlato di elezioni amministrative, della pittura di Giampaolo Corona e soprattutto di Paolo Zardi, del suo blog e del suo libro La felicità esiste, che sarà la lettura dell&#8217;incontro di maggio, che si terrà in pomeridiana (ore 17.30, da confermare) sabato 12 alla presenza dell&#8217;autore.</p>
<div id='fb-div-285'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F05%2F06%2Fgruppo-di-lettura-incontri-del-13-marzo-e-del-10-aprile-2012-a-cura-di-paolo-steffan%2F&amp;t=Gruppo+di+lettura+%26%238211%3B+incontri+del+13+marzo+e+del+10+aprile+2012+a+cura+di+Paolo+Steffan");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F05%2F06%2Fgruppo-di-lettura-incontri-del-13-marzo-e-del-10-aprile-2012-a-cura-di-paolo-steffan%2F&amp;t=Gruppo+di+lettura+%26%238211%3B+incontri+del+13+marzo+e+del+10+aprile+2012+a+cura+di+Paolo+Steffan");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/05/06/gruppo-di-lettura-incontri-del-13-marzo-e-del-10-aprile-2012-a-cura-di-paolo-steffan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Conegliano 31 marzo: &#8220;Il viaggio come metafora&#8221;</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/27/conegliano-31-marzo-il-viaggio-come-metafora/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/27/conegliano-31-marzo-il-viaggio-come-metafora/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 16:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[Terre di confine; artestoria; Juha Pentikainen; Vesa Matteo Piludu; Massimo Panzini; Luigi Perissinotto;]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=269</guid>
		<description><![CDATA[&#160; CONVEGNO IL VIAGGIO COME METAFORA CONEGLIANO, CONVENTO DI SAN FRANCESCO, 31 marzo 2012 PROGRAMMA Ore 10.00 Saluti delle autorità Ore 10.30 Proiezione del documentario: La TransuManza della pace, di Roberta Biagiarelli, presentato da Gianni Rigoni Stern. Ore 11.30 Proiezione video: Pascolo vagante, a cura di Sonia Vazza e Valentina Ciliberto Ore 12.30-14.30 Pausa Pranzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/artestoriateam.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-283" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/artestoriateam-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CONVEGNO IL VIAGGIO COME METAFORA<br />
CONEGLIANO, CONVENTO DI SAN FRANCESCO, 31 marzo 2012</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p>Ore 10.00<br />
Saluti delle autorità</p>
<p>Ore 10.30<br />
Proiezione del documentario: La TransuManza della pace, di Roberta Biagiarelli, presentato da Gianni Rigoni Stern.</p>
<p>Ore 11.30<br />
Proiezione video: Pascolo vagante, a cura di Sonia Vazza e Valentina Ciliberto</p>
<p>Ore 12.30-14.30<br />
Pausa Pranzo</p>
<p>Ore 14.30<br />
Prof. Massimo Panzini, Università di Trieste: Il viaggio dello sciamano</p>
<p>Ore 15.30<br />
Prof. Juha Pentikäinen, Università della Lapponia: Otto viaggi nelle otto stagioni della Lapponia</p>
<p>Ore 16.30<br />
Prof. Luigi Perissinotto, Università Ca&#8217; Foscari, Venezia: L&#8217;interminabile viaggio delle parole tra noi</p>
<p>Ore 17.30<br />
Manrico Dell&#8217;Agnola, alpinista: Esplorare il mondo alla scoperta di sé</p>
<p>Coordina: Lucia Da Re, Artestoria Associazione Culturale</p>
<p>Juha Pentikäinen è professore di etnografia nordica presso l&#8217;Università della Lapponia di Rovaniemi e presso L&#8217;Istituto per la Cultura Nordica.<br />
È fondatore del dipartimento di Religioni Comparate dell&#8217;Università di Helsinki, dove è professore. Orientato al lavoro sul campo nel suo approccio allo studio delle tradizioni religiose, si interessa soprattutto alla storia orale delle lingue, delle religioni e delle culture. La sua ricerca – che nella maggior parte dei casi si svolge in gruppi di ricerca interdisciplinari, coinvolgendo popoli indigeni, minoranze, gruppi di emigrati finlandesi e altri – ha spaziato in tutti i continenti con lezioni svolte in oltre 100 università.<br />
È vincitore di molti premi, tra cui nel 1999 la terza medaglia onoraria della società internazionale delle ricerche per la carriera spesa come studioso dello sciamanesimo. Dal 1960 le sue pubblicazioni includono 30 libri, 250 articoli scientifici e 15 film. É stato titolare di cattedre in Europa e in America, e ha tenuto molti interventi di apertura a convegni e conferenze. Nel 1995 è stato nominato membro dell’Accademia Finlandese di Scienze e Lettere.<br />
É conosciuto a livello mondiale per le sue ricerche sulle tradizioni religiose nella cultura finlandese e sui loro effetti psicologici negli esseri umani. La sua autorevolezza lo ha portato ad essere professore ospite sia negli Stati Uniti che in Norvegia. Inoltre, egli è stato relatore in oltre 100 università in numerosi paesi. Il suo metodo di ricerca lo ha portato a ricevere molti premi e a diventare membro di comunità scientifiche sia in Finlandia che nel mondo.<br />
In Italia egli ha ricevuto due volte il Premio Internazionale Pitré-Martino per le sue pubblicazioni di interesse etno-antropologico.<br />
Tra le sue pubblicazioni: La mitologia del Kalevala (di prossima pubblicazione), Sulle tracce della renna del cielo. Scritti sullo sciamanesimo nordico, di Juha Pentikäinen e Anna-Leena Siikala (Bulzoni: Roma, 2007, a cura di Piludu, Vesa Matteo), Shamanhood &#8211; The Endangered Language of the Secret Knowing (Oslo: 2003), Shamanhood: Symbolism and Epic (Budapest: 2000), Shamanism and Culture (1997), Northern Religions and Shamanism (1992), Kalevala Mythology (1989), Uralic Mythology and Folklore (1989).</p>
<p>Vesa Matteo Piludu è uno studioso italofinlandese e docente all´Università di Helsinki, dove dal 2006 ha tenuto numerosi corsi in inglese su religioni comparate, musicologia, semiotica, archeologia, studi classici e artistici: Mito e arte; Mito e musica; Musica e trance Religiosa; Musica sacra nell&#8217;antica Grecia e Roma; Religioni dell&#8217;Antica Grecia; Mitologia della Roma Arcaica; Religione Arcaica Romana; Simbolismo animale nei miti e nei riti; I miti del Kalevala nella musica finlandese; Sessualità e ruoli sociali nell&#8217;arte visuale europea; Religioni e canti di protesta nella musica popolare; Semiotica della propaganda bellica e del discorso pacifista; Semiotica delle culture.<br />
In Italia ha tenuto corsi e lezioni all´Università di Torino, alla Sapienza di Roma, al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, al Conservatorio Pergolesi di Fermo, presso L´Istitutum Romanum Finlandiae di Villa Lante al Gianicolo e al Centro de Estudos Brasileiros dell&#8217;Ambasciata del Brasile a Roma. Ha tradotto in italiano e curato l&#8217;antologia Sulle tracce della renna del cielo. Scritti sullo sciamananesimo nordico di Juha Pentikäinen e Anna-Leena Siikala&#8221; (Bulzoni, 2007), e il saggio La Mitologia del Kalevala di Juha Pentikäinen (di prossima pubblicazione). È attualmente al lavoro su un&#8217;edizione critica della traduzione di Paolo Emilio Pavolini del poema nazionale finlandese Kalevala, sulla traduzione degli articoli del convegno sul Kalevala di Cividale del Friuli (2011) e su una monografia in inglese sui canti rituali per la caccia all&#8217;orso in Finlandia e in Carelia.</p>
<p>Massimo Panzini si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste.<br />
Si occupa soprattutto di comunicazione ed è stato relatore in occasione di numerosi convegni, quali quelli triestini Emozione e Mathesis dal 2004 (2004: sociologia della comunicazione musicale; 2005: pittura e musica; 2006: Il suono che trasforma &#8211; musica e trance; 2007: musiche e propaganda).<br />
Nel 2005 si è occupato di Comunicazione al femminile ed è stato relatore dell’incontro seminariale Voglia di giustizia e di eternità: una rilettura di alcune “danze macabre” presenti in Istria e in Italia; dell’incontro L’eros da Platone a Sant’Agostino; dell’intervento Comunicazione &amp; relazione (presso l’AIPA di Udine); dell’educational Quale futuro?, riservato ai dirigenti di primarie aziende italiane; della conferenza Alcune riflessioni sulla musica nella pittura dal rinascimento al barocco; degli incontri filosofici Spazio Pensiero, ed altri ancora.<br />
L’attività seminariale è proseguita fino ad oggi con interventi su svariate tematiche, tra cui: arte, differenze di genere, filosofia, semiotica; ha tenuto inoltre interventi pubblici sul sociale (progetto CORO), sulla valorizzazione da parte delle Amministrazioni del proprio territorio, sull’applicazione della filosofia in diversi incontri filosofici.<br />
Dal 2010 promuove e coordina gli incontri culturali dell&#8217;ARS (Accademia Ricerche Sociali) coinvolgendo sia il pubblico che importanti relatori nel campo scientifico.<br />
Dal 2003 è socio professionista Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana).<br />
Dal 2009 è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti.<br />
Nel periodo 2001-2011 è docente a contratto presso l’Università degli Studi di Udine (centro polifunzionale di Gorizia, facoltà di Lingue e Letterature Straniere, corso di laurea in Relazioni Pubbliche) e presso l’Università degli Studi di Trieste (facoltà di Scienze della Formazione, corso di laurea in Scienze della Comunicazione).<br />
I suoi interessi di ricerca riguardano la definizione e l&#8217;impiego dei segni iconici, indessicali, simbolici e le simbologie rappresentate dai cerimoniali civili, religiosi, militari.</p>
<p>Luigi Perissinotto si è laureato in Filosofia all&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia. Ha successivamente conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Filosofia presso l&#8217;Università Statale di Milano. Dal 1992 al 2002 è stato prima ricercatore e poi professore associato nel settore scientifico-disciplinare di Filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia. Attualmente è professore ordinario di Filosofia del Linguaggio, Direttore del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali e membro del Senato Accademico dell’Università Ca’ Foscari. E&#8217; membro della Società Filosofica Italiana, della Società Italiana di Filosofia del Linguaggio, della Società Italiana di Filosofia Analitica, della Associazione Italiana per gli Studi di Filosofia e Teologia, della Austrian Ludwig Wittgenstein Society, della Società Italiana di Studi Kantiani. E&#8217; redattore della rivista &#8220;Filosofia e Teologia&#8221; e direttore del Master di II livello in Consulenza filosofica. Per la casa editrice Mimesis dirige la collana di studi filosofici &#8220;La scala e l&#8217;album&#8221; e la sezione &#8220;Linguaggio&#8221; della collana &#8220;Filosofie analitiche&#8221;. La sua attività di ricerca si è concentrata su due temi fondamentali, i quali hanno come punto di riferimento comune la questione filosofica del linguaggio e il problema del nesso linguaggio-interpretazione: (a) la filosofia di Ludwig Wittgenstein, nelle sue diverse articolazioni e nella complessità delle relazioni che essa intrattiene con la filosofia contemporanea; (b) i differenti modi in cui nella filosofia contemporanea, sia nel suo versante analitico che nella prospettiva ermeneutica, sono stati affrontati i problemi del significato, del linguaggio, della verità. Ha pubblicato alcuni volumi e molti saggi in riviste e raccolte italiane e straniere. Tra i volumi: Le vie dell’interpretazione nella filosofia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2002 e Wittgenstein. Una guida, Feltrinelli, Milano 2010. Ha inoltre tradotto e/o curato l’edizione italiana di scritti di Leibniz, Wittgenstein e Donald Davidson.</p>
<p>Manrico Dell&#8217;Agnola è nato ad Agordo, Belluno, nel 1959. Vive a Mel (BL) ed è fotografo e creativo nel campo pubblicitario, scrive su riviste e contribuisce con foto e testi alla stesura di libri e guide di montagna.<br />
È anche Accademico del CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) e socio del G.I.S.M. (GruppoItaliano Scrittori di montagna).<br />
Nell&#8217;ottobre del 2002 ha presentato Uomini fuori posto, ed. Rocciaviva, prima opera autobiografica che ha riscosso un notevole consenso. Attualmente sta lavorando al suo secondo libro I deserti della mente, volume introspettivo dove si raccontano importanti esperienze.<br />
Per tre anni ha diretto la prestigiosa rivista del Club Alpino Accademico.<br />
Tra le arrampicate in solitaria si ricordano: le 5 classiche della Torre Venezia (Civetta), Tissi, Andrich, Ratti, Livanos, Castiglioni, in sole 6 ore totali; la via Philipp-Flamm alla parete N-O (Civetta) 2 ore e 40; la via Simon-Rossi alla parete nord del Pelmo e la via Solleder-Lettenbauer alla parete N-O del Civetta in 11 ore totali con spostamenti a piedi e in mountain bike.<br />
Tra le arrampicate in cordata con Alcide Prati: via Cassin e Carlesso alla Torre Trieste (Civetta) in 7 ore.; via Comici alla Grande, via Cassin alla Ovest e Spigolo Giallo (Tre Cime di Lavaredo- Dolomiti) in 8 ore; via Philipp-Flamm e via Solleder-Lettenbauer alla parete N-O (Civetta ) in 17 ore totali; via Viddesot-Rudatis-Rittler, spigolo della Busazza (Civetta) e via Gilberti, spigolo dell&#8217;Agner in 12 ore totali.<br />
Ha partecipato ad una spedizione in Himalaya al monte Meru e a spedizioni nella Patagonia argentina e cilena. La sua esperienza spazia inoltre anche in Africa, in India meridionale in Canada, Pakistan, Tailandia, Messico, Perù, Marocco, Norvegia ed Inghilterra.<br />
Nel 1997 all&#8217;isola di Baffin sale quattro vette vergini con la moglie Antonella ed alcuni amici. Sempre a Baffin nel 1998 sale due vie nuove, una di 800 m. e una di 1100 mm. Durante la salita è stato girato un film.<br />
Nella primavera del 2000 attraversa in autonomia da est ad ovest la Groenlandia, 650 Km, impiegando 32 giorni di marcia con temperature oltre i meno 35 gradi, con la moglie ed altri due alpinisti. Alla fine del 2002 ha compiuto un&#8217;importante traversata parziale da nord a sud dello Hielo Patagonico Sur in 39 giorni. Nella primavera del 2004 ha aperto una via nuova sul Tepui Acopàn, nella Gran Sabana venezuelana, insieme alla moglie, Mario Manica e Giorgio Meneghetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/Terre-di-Confine_team.jpg"><img src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/Terre-di-Confine_team-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<div id='fb-div-269'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F03%2F27%2Fconegliano-31-marzo-il-viaggio-come-metafora%2F&amp;t=Conegliano+31+marzo%3A+%26%238220%3BIl+viaggio+come+metafora%26%238221%3B");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F03%2F27%2Fconegliano-31-marzo-il-viaggio-come-metafora%2F&amp;t=Conegliano+31+marzo%3A+%26%238220%3BIl+viaggio+come+metafora%26%238221%3B");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/27/conegliano-31-marzo-il-viaggio-come-metafora/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Immagini della mostra &#8220;Lo spirito del Grande Nord&#8221;</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/26/immagini-della-mostra-lo-spirito-del-grande-nord/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/26/immagini-della-mostra-lo-spirito-del-grande-nord/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 19:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=265</guid>
		<description><![CDATA[Condividi su Facebook.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/S02_3906.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-268" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/S02_3906-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/S02_3902.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-267" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/S02_3902-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/S02_3901.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-266" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/S02_3901-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<div id='fb-div-265'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F03%2F26%2Fimmagini-della-mostra-lo-spirito-del-grande-nord%2F&amp;t=Immagini+della+mostra+%26%238220%3BLo+spirito+del+Grande+Nord%26%238221%3B");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F03%2F26%2Fimmagini-della-mostra-lo-spirito-del-grande-nord%2F&amp;t=Immagini+della+mostra+%26%238220%3BLo+spirito+del+Grande+Nord%26%238221%3B");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/26/immagini-della-mostra-lo-spirito-del-grande-nord/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title></title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/16/257/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/16/257/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 15:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=257</guid>
		<description><![CDATA[La mostra LO SPIRITO DEL GRANDE NORD Orsi e sciamani: dal Grande Nord al Triveneto La Siberia è la culla dello sciamanismo; la parola stessa deriverebbe dal termine tunguso o evenko shaman: è utilizzato in antropologia per definire figure di uomini o donne che svolgono varie funzioni di carattere religioso, rituale, sociale e taumaturgiche. Esistono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">La mostra</span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><em><strong>LO SPIRITO DEL GRANDE NORD</strong></em></span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><strong>Orsi<br />
e sciamani: dal Grande Nord al Triveneto</strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">La Siberia è la culla dello sciamanismo; la parola stessa deriverebbe<br />
dal termine tunguso o evenko </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><em>shaman</em></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">:<br />
è utilizzato in antropologia per definire figure di uomini o donne<br />
che svolgono varie funzioni di carattere religioso, rituale, sociale<br />
e taumaturgiche. Esistono diverse categorie di sciamani, presenti in<br />
tutto il mondo, che svolgono funzioni sociali e religiose rilevanti:<br />
queste variano dall’intermediazione con gli spiriti dei defunti,<br />
alla divinazione, a pratiche di guarigione, interpretazione di sogni<br />
e guida in azioni belliche. Elementi sciamanici si trovano presso le<br />
culture dell’Asia centrale, dell’Europa e delle Americhe. In<br />
Africa e nell’Oceania non si parla di un vero sciamanismo, anche se<br />
alcuni riti sono ad esso assimilabili per il loro significato magico<br />
- religioso. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">L’esposizione presenta una quarantina di reperti della collezione del Professor<br />
Juha Pentikäinen dell’Istituto di Cultura Nordica e<br />
dell’Università della Lapponia. Pentikäinen è un instancabile<br />
studioso, premiato più volte in Italia con il “Nobel<br />
dell’Antropologia”, il prestigioso premio internazionale<br />
Pitré-Salomone Martino. Sin dagli anni ’60 ha effettuato molte<br />
missioni scientifiche &#8211; al confine tra antropologia ed archeologia -<br />
nel Grande Nord, raccogliendo dati e testimonianze di tradizioni a<br />
rischio di estinzione. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">In questa mostra sono riuniti materiali di fine ‘900, ‘800 e dei<br />
giorni nostri: vestiti, tamburi e strumenti musicali, sculture<br />
rituali, ornamenti e paramenti degli sciamani eurasiatici.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">I reperti sono tutti appartenuti a sciamani e sciamane dell’etnie<br />
nanai (Siberia orientale), khanti e mansi (Siberia occidentale) .<br />
Buona parte di essi sono stati donati a Pentikäinen dagli sciamani<br />
stessi, dopo la loro morte, tramite testamento. Sono stati tutti<br />
utilizzati in rituali sciamanici tradizionali, studiati e filmati dal<br />
professore. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">I pannelli della mostra &#8211; ricchi di testi, foto e illustrazioni &#8211; sono<br />
stati curati dal CesMap di Pinerolo e scritti da Pentikäinen e da<br />
un’affiatata equipe internazionale di  docenti universitari e<br />
studiosi. Ci accompagnano in un lungo viaggio che racconta le<br />
tradizioni sciamaniche e i riti dell’orso: le pitture rupestri<br />
scandinave, le divertenti leggende dell’orso nell’opera di Olao<br />
Magno, i riti dei nanai, dei mansi e dei khanti, dei sami (lapponi).<br />
Una sezione racconta di come la zampa dell’orso abbia lasciato<br />
tracce anche nel poema nazionale finlandese, il </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><em>Kalevala</em></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">,<br />
e persino nella storia dell’Università di Finlandia, il più<br />
settentrionale dei paesi dell’Unione Europea. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Sono state inserite alcune informazioni sui popoli della mostra e<br />
documenti che provengono dalle ricerche del Museo di Pinerolo,<br />
specificamente per quanto concerne l’arte rupestre della Siberia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">La mostra di Conegliano vuole proseguire il grande successo delle<br />
precedenti edizioni, svoltesi a Pinerolo (Torino), San Michele<br />
all’Adige (Trento) e Cividale del Friuli (Udine). Altre edizioni<br />
dell’esposizione &#8211; con la stessa collezione, ma con testi diversi -<br />
sono state organizzate in Italia (Firenze, Bologna, Palermo),<br />
Finlandia e Svezia. Nel complesso di tutte le edizioni i visitatori<br />
hanno superato il mezzo milione.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><strong>La<br />
Siberia, culla dello sciamanismo</strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Sciamanismo e culto dell’orso sono il </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><em>fil rouge</em></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><br />
di un viaggio affascinante e misterioso verso il mitico Grande Nord<br />
dell’Eurasia, esplorato con gli occhi di studiosi settentrionali e<br />
meridionali, attraverso la lente focale dei racconti di antiche<br />
pratiche tradizionali, eventi e tratti culturali ancora vivi oggi nei<br />
vastissimi territori circum-polari e sub-polari estesi tra Europa ed<br />
Asia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Lo sciamanismo ha radici preistoriche &#8211; come suggeriscono alcune<br />
interpretazioni, ad esempio quelle di Jean Clottes riguardo alcuni<br />
dipinti parietali paleolitici in caverna &#8211; e dal Neolitico, come<br />
dimostrano alcune composizioni di arte rupestre del territorio<br />
scandinavo e siberiano, unitamente a reperti degli scavi<br />
archeologici.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Gli strumenti classici dello sciamano sono il tamburo, le maschere, gli<br />
strumenti musicali, le cinture con sonagli e le statue raffiguranti<br />
l’effige degli spiriti verso cui trasmigrare. Il tamburo è lo<br />
strumento principale e talvolta la sua pelle tesa è decorata e<br />
dipinta con immagini antropomorfe e zoomorfe, simboli sacri ed<br />
elementi cosmologici. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Lo sciamano è anche il depositario dei saperi di quei popoli: possiede<br />
una conoscenza profonda delle tradizioni e dei miti della comunità.<br />
Conosce le poesie, le canzoni ed i rituali. I suoi saperi spaziano<br />
dalla mitologia alla medicina, alla religione. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Le comunità umane che vivono a stretto contatto con la natura<br />
considerano sacri alcuni animali. Normalmente sono particolarmente<br />
venerati animali che uniscono doti terrifiche ma anche positive, come<br />
il coraggio e la generosità. L’orso, nei popoli artici e<br />
subartici, è uno di questi. Essendo proibito evocarlo per nome,<br />
esistono tanti nomignoli con i quali viene affettuosamente indicato.<br />
Riti relativi all’uccisione rituale dell’orso si ritrovano in<br />
tutta l’Eurasia. Questo animale, così amato dai popoli di tutto il<br />
mondo, simboleggia la rinascita periodica della natura. L’orso<br />
incarna il mito dell’eterno ritorno, ha un “timer” biologico<br />
che lo fa uscire dal letargo all’inizio di ogni primavera,<br />
risvegliandosi all’equinozio dalle profondità della  Madre Terra e<br />
quindi in sincronia con i cicli naturali. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Culto dell’orso e Sciamanismo sono peculiari di aggregati umani in<br />
continuo e profondo rapporto di equilibrio con l’ambiente naturale,<br />
dal quale traggono ispirazione, forza e sostentamento. Il patrimonio<br />
tradizionale posseduto da queste culture, oggi ritenute marginali<br />
rispetto al nostro mondo che gioca la carta del “glocale” con<br />
incerte prospettive, non può che essere proposto nel quadro di una<br />
espansione della conoscenza, che ci consenta di spingere un po’ in<br />
là il buio che ci circonda; e rimettendo al centro sull’</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><em>axis<br />
mundi </em></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">del palo sciamanico l’Umanità il cui bene e progresso generale è il<br />
fine nobile da perseguire.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><strong>Prof.<br />
Dario Seglie </strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Direttore<br />
del</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Civico<br />
Museo di Archeologia e Antropologia, Pinerolo (To)</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><strong>Prof.<br />
Vesa Matteo Piludu</strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Dipartimento<br />
delle Culture del Mondo</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Università<br />
di Helsinki (Finlandia)</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium">Vicepresidente<br />
della Società per L’Etnografia Nordica</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: medium"><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/rumpu1.jpg"><img src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/rumpu1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">Sulla<br />
superficie del tamburo Sami conservato presso il Museo Preistorico ed<br />
Etnografico L. Pigorini di Roma è disegnata una linea orizzontale<br />
che divide la sfera celeste da quella terrestre. Sulla linea sono<br />
rappresentate le principali divinità Sami. Nella parte uranica si<br />
può notare un cacciatore con il cappello Sami “dei quattro venti”<br />
puntare la freccia contro un grosso orso, sormontato da una renna di<br />
enormi proporzioni. Si tratta della rappresentazione di un mito di<br />
caccia, che narra come il cacciatore e le prede si siano trasformati<br />
in costellazioni. Al centro del tamburo vi è la rappresentazione del<br />
sole, connesso al cielo e alla terra da una linea verticale che<br />
potrebbe rappresentare il “pilastro dell’universo”. La corta<br />
linea verticale in basso divide il mondo terrestre da quello<br />
sotterraneo, nel quale sono rappresentate le divinità ctonie e,<br />
curiosamente, anche una chiesa cristiana (la casa con tre croci).<br />
(Foto Museo Nazionale Pigorini)</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"> <a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/SciamanANanai3.jpg"><img src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/SciamanANanai3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: x-small">All&#8217;inizio<br />
delle attività rituali lo sciamano deve riscaldare il tamburo. Si<br />
tratta di un accorgimento indispensabile, poiché la membrana<br />
lasciata fredda potrebbe spezzarsi o produrre un suono di scarsa<br />
qualità; anche la voce dello sciamano deve essere forte. La fase<br />
rituale del riscaldamento del tamburo, davanti all’albero sacro con<br />
gli scalini, è svolta da Ella, giovane apprendista sciamana. (Foto<br />
Juha Pentikäinen).</span></span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: x-small"><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/alta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-261" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/03/alta-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: x-small">Ad<br />
Alta, in Norvegia, sono state trovate oltre trenta incisioni rupestri<br />
raffiguranti orsi. In questa immagine, nei pressi di Hjemmelund, si<br />
può ammirare una delle poche rappresentazioni “realistiche”<br />
della caccia all’orso, probabilmente eseguita ritualmente. Foto di<br />
Pekka Kivikäs. Alta Museum).</span></span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
<p align="JUSTIFY">
<div id='fb-div-257'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F03%2F16%2F257%2F&amp;t=");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F03%2F16%2F257%2F&amp;t=");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/03/16/257/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>la città che vive</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/02/20/la-citta-che-vive/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/02/20/la-citta-che-vive/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 19:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[edoardo demo]]></category>
		<category><![CDATA[la città che vive]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=248</guid>
		<description><![CDATA[Convegno La città che vive &#160; Edoardo Demo, La politica fiscale della Serenissima e la sua ricaduta sul territorio &#160; Edoardo Demo insegna Storia Economica e Storia del Commercio presso la Facoltà di Economia dell’Università di Verona, ateneo presso il quale ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia Economica nel 1999. Ha condotto periodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/02/2012-02-10-18.31.57.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-249" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/02/2012-02-10-18.31.57-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Convegno </strong><em><strong>La città che<br />
vive</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Edoardo Demo</strong><strong>, </strong><em><strong>La<br />
politica fiscale della Serenissima e la sua ricaduta sul territorio</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small">Edoardo Demo<br />
</span><span style="font-size: x-small">insegna Storia Economica e Storia del Commercio<br />
presso la Facoltà di Economia dell’Università di Verona, ateneo<br />
presso il quale ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia<br />
Economica nel 1999. Ha condotto periodi di studio e di ricerca presso<br />
università americane e francesi. Si occupa di storia economica e<br />
sociale della terraferma veneta tra tardo medioevo ed età moderna</span><span style="font-family: Garamond, serif"><span style="font-size: x-small">.<br />
</span></span><span style="font-size: x-small">Tra le sue pubblicazioni, oltre ad una<br />
cinquantina di saggi e articoli riguardanti prevalentemente il mondo<br />
mercantile nell&#8217;Italia settentrionale dei secoli XV-XVIII, si<br />
segnalano la monografia dal titolo </span><span style="font-size: x-small"><em>L’«anima<br />
della città». L’industria tessile a Verona e Vicenza (1400-1550)<br />
</em></span><span style="font-size: x-small">(2001), e l’edizione critica e filologica,<br />
corredata di commento, del Registro XXII del Senato veneziano<br />
(</span><span style="font-size: x-small"><em>Venezia- Senato. Deliberazioni miste.<br />
Registro XXII (1344-1345),</em></span><span style="font-size: x-small"> 2007). </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Nel suo intervento,<br />
Edoardo Demo ha delineato le caratteristiche principali dell’economia<br />
della terraferma veneta tra XV e XVIII secolo, con particolare<br />
riferimento al territorio di Conegliano, e i principali settori<br />
manifatturieri, artigianali e commerciali che hanno contraddistinto<br />
quest’area.</p>
<p align="JUSTIFY">A fronte della<br />
tradizionale immagine di un Veneto rurale e agricolo, emerge tuttavia<br />
anche una presenza manifatturiera di alto rilievo e fortemente<br />
portata alla produzione per l’esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Il professor Demo ha<br />
utilizzato tre efficaci immagini per descrivere il periodo storico<br />
che va dal XI al XVIII secolo: la prima fase, quella tra 1100 e 1500,<br />
ha visto il territorio del Veneto al primo posto in Europa da un<br />
punto di vista economico, una fase ricca e attiva, di forti<br />
progressi, paragonabile a una lepre in corsa; più lenta invece la<br />
fase tra 1600 e 1700, come una tartaruga, che ha visto emergere altri<br />
paesi a livello internazionale; invece l’Italia (e il Veneto) del<br />
1800 fu come un sasso, fermo, privo di attività industriali di un<br />
certo rilievo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il primo punto analizzato<br />
è stato quello della demografia. La terraferma veneta fu<br />
contrassegnata da un alto tasso di urbanizzazione. Venezia, nel XVI<br />
secolo, era una megalopoli, con 150.000 abitanti, una delle città<br />
più popolate d’Europa. In più, nei suoi domini di terraferma,<br />
c’erano altri grandi centri, con 50.000 abitanti (Verona e Brescia)<br />
e tanti altri di dimensioni rilevanti, come Padova, Vicenza, Udine:<br />
un territorio con elevata densità urbana, che si registrò<br />
soprattutto nella fascia pedemontana, tra Vicenza e Treviso. Come ha<br />
sottolineato Demo, la terraferma veneta è fatta di tante città che<br />
consumano e producono: nel ‘400 e ‘500 quest’area è<br />
floridissima e molto sviluppata.</p>
<p align="JUSTIFY">Demo è passato così a<br />
esaminare i fattori che hanno permesso questo sviluppo e questa<br />
crescita.</p>
<p align="JUSTIFY">L’area pedemontana,<br />
rispetto all’area a sud delle grandi città, ha sviluppato una<br />
forte predisposizione all’attività manifatturiera e<br />
all’artigianato, per la disponibilità di risorse naturali: in<br />
primo luogo l’acqua, elemento vincente, che muove gli impianti di<br />
trasformazione (i mulini) impegnati per molteplici attività. Altre<br />
materie prime, utilizzate per la realizzazione di prodotti finiti,<br />
erano la lana, derivata dall’allevamento bovino; la seta, derivata<br />
dalla gelsibachicoltura; i metalli e il legname.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda le<br />
manifatture, nella terraferma veneta si registrò una vasta presenza<br />
manifatturiera, in modo particolare orientata verso l’industria<br />
tessile: i due settori economici principali erano quelli del<br />
lanificio e del setificio.</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’ultima parte del<br />
suo intervento, il professor Demo ha posto l’attenzione sul sistema<br />
economico, finanziario e commerciale sviluppato tra XIII e XIV secolo<br />
dai mercanti: l’esportazione e il commercio di prodotti venne<br />
favorita e incrementata grazie all’utilizzo di nuove pratiche<br />
d’affari (come la partita doppia, la lettera di cambio e di<br />
credito, i libri contabili) e l’utilizzo di una rete di vendita<br />
flessibile ed efficiente (come le filiali).</p>
<p align="JUSTIFY">Ne è emersa una realtà<br />
variegata, dove l’economia, la produzione e la produttività hanno<br />
giocato un ruolo importante, grazie al territorio: la terraferma<br />
veneta in questo periodo si è arricchita non solo dall’attività<br />
agricola, ma anche (e soprattutto) grazie a uomini d’affari e<br />
produttori d’esportazione che hanno contribuito a costruire<br />
palazzi, ville, città.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Giorgio Reolon</strong><strong>,<br />
</strong><em><strong>Esempi di cultura materiale nell’arte</strong></em></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small">Giorgio<br />
Reolon</span><span style="font-size: x-small"> è nato a Belluno nel 1985; si è laureato<br />
nel 2010 in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici<br />
presso l’Università di Venezia. Collabora con varie riviste<br />
bellunesi (il settimanale «L’Amico del Popolo», «Dolomiti»,<br />
«Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore»). Nel 2011 ha<br />
collaborato con l’Ufficio arte sacra della diocesi di<br />
Belluno-Feltre nel lavoro di catalogazione del patrimonio artistico<br />
diocesano. Ha svolto visite guidate nelle mostre su Brustolon (2009)<br />
e Cima da Conegliano (2010).</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Giorgio Reolon, nel suo<br />
intervento, ha letto una selezione di opere d’arte, tra 1300 e<br />
1700, dal punto di vista della cultura materiale e del contesto. Il<br />
tema della cultura materiale (gli aspetti materiali e visibili di una<br />
cultura) nell’arte si può esaminare da due punti di vista: l’opera<br />
d’arte come manufatto e prodotto di una cultura e società, quindi<br />
parte della cultura materiale; l’opera d’arte come documento e<br />
testimonianza del contesto storico e culturale che l’ha prodotta.<br />
Reolon ha messo in evidenza l’importanza di guardare i dettagli nei<br />
dipinti, dai quali emergono inserimenti e tracce della cultura<br />
materiale, rivelandosi preziose informazioni per conoscere e<br />
ricostruire la vita materiale passata. Le opere d’arte sacra ci<br />
restituiscono molti di questi aspetti materiali, perché nei secoli<br />
passati la religione era intesa come dimensione quotidiana: da qui la<br />
pratica (chiamata <em>devotio moderna</em>) di attualizzare l’episodio<br />
sacro e il santo nella realtà quotidiana del pittore e del<br />
committente, per vivere più intensamente l’esperienza della fede:<br />
questo si vede bene nella <em>Sant’Elena</em> di Cima da Conegliano,<br />
dove la santa veste come una donna di fine ‘400 ed è inserita in<br />
una puntuale veduta di Conegliano. La pittura veneta tra ‘400 e<br />
‘500 ha risentito molto della pittura fiamminga, caratterizzata dal<br />
realismo, dall’attenzione per i particolari e dalla dimensione<br />
quotidiana e domestica. Su questa linea, la fiorente bottega dei<br />
Bassano ha prodotto nel XVI secolo molti dipinti a destinazione<br />
privata, in cui il tema del sacro si inserisce nell’ambiente veneto<br />
cinquecentesco, con la presenza di “masserizie” della casa e di<br />
lavori (come nel tema delle <em>Stagioni</em>), per giungere a fine<br />
secolo alla rappresentazione di scene autonome di vita popolare e<br />
quotidiana. Gli oggetti inanimati diventeranno protagonisti nel<br />
genere della natura morta, apprezzato da un pubblico borghese, che<br />
avrà successo tra ‘600 e ‘700. Altri aspetti della cultura<br />
materiale che emergono dalle opere d’arte sono gli abiti,<br />
riscontrabili soprattutto nel genere del ritratto (come in Tiziano e<br />
Lotto), che insieme a particolari accessori esibiti ci segnalano la<br />
condizione sociale, il ruolo e l’ambiente culturale della persona<br />
ritratta; e infine la dimensione urbana, la rappresentazione della<br />
città: sono state mostrate due diverse immagini di Venezia, una<br />
quattrocentesca di Carpaccio e una settecentesca di Canaletto.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Giuliano Galletti</strong><strong>,<br />
</strong><em><strong>Città e campagna nel XVIII secolo</strong></em></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small">Giuliano<br />
Galletti </span><span style="font-size: x-small">è nato a Brescia nel 1958. Si è<br />
laureato in lettere (indirizzo storico) all’Università di Padova<br />
nel 1982 con una tesi sull’epidemia di peste del 1630 nel<br />
Coneglianese. Dal 2001 insegna italiano e latino presso il Liceo<br />
scientifico “Marconi” di Conegliano. Ha pubblicato numerose<br />
ricerche sulla storia veneta nell’età moderna, occupandosi<br />
prevalentemente di demografia storica e storia sociale, collaborando<br />
in particolare con la rivista «Storiadentro», e curando lavori<br />
collettivi sulla storia di alcuni comuni del Coneglianese.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Al centro dell’intervento<br />
di Giuliano Galletti c’è stato il territorio della campagna di<br />
Conegliano nel Settecento, un secolo caratterizzato dalla crisi, da<br />
una agricoltura arretrata e da un forte divario tra popolazione ricca<br />
e povera. La popolazione nella campagna fu in crescita, portando la<br />
città ad avere un minor peso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il secolo XVIII iniziò<br />
con un’avversa situazione climatica, la spaventosa gelata del 1709,<br />
che mandò in rovina la viticoltura. La crisi agricola, come ha<br />
sottolineato Galletti, derivò da uno squilibrio tra la capacità di<br />
produrre attraverso l’agricoltura e la popolazione che deve<br />
consumare questi prodotti. All’origine della crisi c’è stata, a<br />
metà Seicento, la vendita dei beni comunali, terreni che erano ampi<br />
e ricchi e che erano sfruttati collettivamente da tutti gli abitanti,<br />
rivelandosi una fonte essenziale del benessere del territorio. A<br />
causa dei costi della guerra contro i Turchi, Venezia fece una<br />
rilevazione precisa di questi beni, che vennero venduti.<br />
L’eliminazione dei bemi comunali portò a un nuovo ceto di<br />
proprietari terrieri, fatto soprattutto di nobili veneziani, non più<br />
direttamente coinvolti nel lavoro, e aumentò la superficie dei<br />
seminati e delle vigne. Il catasto veneziano del 1740 registrò da<br />
una parte una grande presenza di piccoli proprietari, che però<br />
possedeva una piccola parte del territorio, dall’altra i grandi<br />
proprietari, che nonostante il numero minore controllavano un’ampia<br />
fetta del patrimonio.</p>
<p align="JUSTIFY">Galletti ha poi<br />
illustrato un particolare utilizzo del terreno agricolo diffuso in<br />
questo periodo, la piantata, che però si rivelò una forma di<br />
coltivazione non produttiva e un sistema non economicamente<br />
funzionale, che portò a uno sfruttamento esagerato del suolo.</p>
<p align="JUSTIFY">I prodotti principali di<br />
questo secolo sono quelli coltivati precedentemente, tra cui il vino,<br />
che però registrarono un calo della qualità in favore della<br />
quantità. Unico settore di una certa vivacità fu quello<br />
dell’allevamento dei bachi, con la coltivazione del gelso. I<br />
tentativi di far fronte alla crisi, come quelli dell’Accademia<br />
agraria di Conegliano o di particolari proprietari illuminati come<br />
Nicolò Tron, portarono a poco. Il Settecento, come è emerso<br />
dall’intervento di Galletti, ha significato una situazione di<br />
complessivo declino per la campagna di Conegliano, che investì anche<br />
la città, portando sempre più a una distinzione tra città<br />
nobiliare e borghese e quella contadina fuori città.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>PierAntonio Val</strong><strong>,<br />
</strong><em><strong>Rappresentazioni della città nei secoli XVIII, XIX e XX</strong></em></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small">PierAntonio<br />
Val, </span><span style="font-size: x-small">architetto, nato a Venezia 1955, laureato<br />
nel 1980 presso l’Università IUAV di Venezia. Dal 1981 al 1999 ha<br />
svolto attività didattica e di ricerca presso lo IUAV con V.<br />
Gregotti; dal 2000 al 2004 è “visiting professor” presso il<br />
Politecnico di Milano e dal 2002 ad oggi insegna alla Facoltà di<br />
Architettura dell’Ateneo IUAV di Venezia. Partecipa come docente a<br />
seminari di architettura in Italia e in varie università europee.<br />
Svolge attività editoriale e di saggista, tra le sue principali<br />
pubblicazioni si segnalano </span><span style="font-size: x-small"><em>Venezia città del<br />
moderno</em></span><span style="font-size: x-small"> (1985); </span><span style="font-size: x-small"><em>Quale<br />
architettura all’interno della prassi</em></span><span style="font-size: x-small"><br />
(1989); </span><span style="font-size: x-small"><em>Relazione e distanza</em></span><span style="font-size: x-small"><br />
(2007); </span><span style="font-size: x-small"><em>Per una architettura delle costruzione</em></span><span style="font-size: x-small"><br />
(2011).</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">L’architetto<br />
Pierantonio Val, nel suo intervento, ha mostrato ai presenti<br />
l’evoluzione della città di Conegliano dalla fine del Settecento<br />
al secondo dopoguerra, attraverso numerose foto d’epoca e cartoline<br />
della città.</p>
<p align="JUSTIFY">La strada napoleonica e<br />
l’arrivo della ferrovia nell’Ottocento (quest’ultima cambiò<br />
radicalmente il paesaggio creando una sorta di cesura) hanno dato<br />
avvio a una serie di trasformazioni. Nella seconda metà<br />
dell’Ottocento si assiste a vari interventi urbanistici orientati a<br />
rilanciare l’immagine di Conegliano: in questa direzione si<br />
inseriscono il viale alberato dei passeggi e l’interramento del<br />
Refosso, che determinano la nuova forma della città borghese, aperta<br />
al territorio, visibile nelle cartoline di fine Ottocento. Sempre nel<br />
XIX secolo ci furono due interventi neoclassici nel cuore della città<br />
vecchia: la costruzione di Villa Gera, sul colle del castello che<br />
domina la città, affidata all’architetto Jappelli nel 1830, e il<br />
Teatro dell’Accademia, due interventi che dimostrano la volontà di<br />
ammodernamento di quel periodo. Un’altra opera ottocentesca fu la<br />
scalinata degli alpini. Fa da contraltare a questa serie di<br />
trasformazioni la presenza di gruppi sensibili alle tematiche sociali<br />
e allo sviluppo sostenibile: nel 1867 Innocenzo Pittoni fondò la<br />
società operaia di mutuo soccorso e in questo periodo si costruirono<br />
case operaie.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel corso del XX secolo,<br />
come ha puntualizzato Val, l’immagine di Conegliano muta<br />
progressivamente.</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo le ingenti<br />
distruzioni della I guerra mondiale, si promosse una ricostruzione<br />
fervida della città, il cui centro viene ormai identificato fuori<br />
dalla città storica. Il processo di industrializzazione nel<br />
Novecento avvenne al di sotto della ferrovia, dove si svilupparono le<br />
industrie e si creò una città senza forma. Tra le due guerre ci<br />
furono interventi in chiave aulica e magniloquente, per celebrare la<br />
vittoria.</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’ultima parte del<br />
suo intervento, Val ha mostrato l’espansione di Conegliano nel<br />
secondo dopoguerra. Gli anni ’50 &#8211; ’70 furono caratterizzati da<br />
piani di pura quantità edilizia localizzati al di sotto della linea<br />
ferroviaria: uno sviluppo che portò a una dicotomia tra volontà<br />
trasformativa del nuovo e quantità edificatoria. Val ha ricordato<br />
infine che nella storia dell’architettura, unanimemente<br />
riconosciuta, tra gli interventi architettonici del dopoguerra nel<br />
secolo scorso, Conegliano appare nella critica ufficiale solo per il<br />
progetto di Mario Ridolfi delle case popolari. Questo mostra la<br />
dicotomia tra ricerca/risposta ad una domanda quantitativa (imposta<br />
da quei tempi) e una volontà di ricerca, di forma e di qualità<br />
rappresentativa e condivisa. A questo si aggiunge il progetto non<br />
realizzato di Carlo Scarpa per la villa di Gino Zoppas: progetto in<br />
questo caso redatto e non realizzato, ma nonostante questo, presente<br />
nei testi di architettura di autorevoli critici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Giovanni Tel</strong><strong>,<br />
</strong><em><strong>Uno sguardo sul futuro: spazio pubblico e rigenerazione<br />
urbana</strong></em></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-small">Giovanni<br />
Tel,</span><span style="font-size: x-small"> architetto urbanista, è dirigente Area<br />
Governo del Territorio &#8211; Sviluppo attività economiche e culturali<br />
del Comune di Conegliano. Ha collaborato con le province di Venezia e<br />
Treviso, con molti comuni della Marca, e ha tenuto seminari e corsi<br />
di aggiornamento per architetti e pianificatori.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">L’intervento conclusivo<br />
di Giovanni Tel ha fornito molti stimoli e spunti di riflessione, in<br />
molti casi anche provocazioni, ed è stato incentrato sul futuro<br />
urbanistico della città.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle parole di Tel, di<br />
fronte alle incertezze e alle difficoltà del tempo presente occorre<br />
reagire e sognare per segnare nuovi tracciati e restituire allo<br />
spazio pubblico il suo ruolo. Servono strategie urbanistiche e piani<br />
condivisi per fronteggiare l’attuale situazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Un primo punto messo in<br />
evidenza è stato quello del dialogo tra i pieni e i vuoti della<br />
città, per legare lo spazio aperto allo spazio costruito. Occorre<br />
regolarità e modulità nella costruzione della città, facendo<br />
attenzione al dettaglio e intervenendo in base alla realtà del<br />
luogo.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli ultimi 50 anni<br />
l’area urbana di Conegliano si è espansa e attorno si sono formati<br />
nuclei sparsi che pulsano e spingono.</p>
<p align="JUSTIFY">Le strategie individuate<br />
da Tel sono orientate verso il progettare avendo in mente le<br />
invarianti di tipo paesaggistico-ambientale, storico-monumentale e<br />
architettonico; verso la tutela, per una riqualificazione e<br />
valorizzazione degli spazi urbani; e verso il dimensionamento del<br />
piano, individuando il limite della città.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda<br />
possibili risposte, Tel ha proposto di andare oltre la zonizzazione e<br />
pensare di ragionare su tessuti edilizi; di promuovere politiche di<br />
recupero urbanistico dei vuoti e degli interstizi urbani; di cercare<br />
nuovi equilibri nel rapporto tra pubblico e privato; di curare la<br />
permeabilità e di incentivare l’edilizia sostenibile e la qualità<br />
del costruito. Tel ha puntato soprattutto sul fatto di recuperare<br />
spazio e ridare significato alla piazza (come piazza Calvi e Duca<br />
d’Aosta), per cercare un rapporto tra il costruito e lo spazio<br />
urbano.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati infine<br />
individuati quattro epicentri per promuovere uno sviluppo della città<br />
e per recuperare e valorizzare aree e spazi: una “porta” a nord,<br />
che potrebbe interessare l’asse del Monticano; una a sud, nell’area<br />
a vocazione sportiva attorno all’arena Zoppas; una a est, l’area<br />
lungo la Pontebbana e via Matteotti, e infine una a ovest, la zona<br />
dell’ex cotonificio, ell’ex casera S. Marco e di viale<br />
Spellanzon.</p>
<p align="JUSTIFY">Tel ha infine<br />
sottolineato che occorre attenzione e cura allo spazio urbano, alla<br />
qualità della città, al rapporto tra costruito e spazio pubblico,<br />
cercando di collegare la città storica a quella meridionale, di<br />
recuperare aree in degrado e soprattutto progettare nel rispetto del<br />
territorio, per una città più dignitosa e vivibile.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p>&nbsp;</p>
<div id='fb-div-248'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F02%2F20%2Fla-citta-che-vive%2F&amp;t=la+citt%C3%A0+che+vive");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F02%2F20%2Fla-citta-che-vive%2F&amp;t=la+citt%C3%A0+che+vive");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/02/20/la-citta-che-vive/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gruppo di Lettura</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/02/11/gruppo-di-lettura/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/02/11/gruppo-di-lettura/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 14:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[gruupo lettura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=246</guid>
		<description><![CDATA[Gruppo di lettura – Incontro del 7 febbraio 2012 a cura di Paolo Steffan Il romanzo &#8220;Padri e figli&#8221; di Ivan Turgenev ha suscitato una reazione fortemente positiva da parte di tutti i presenti. Del libro sono stati sottolineati molti aspetti: sul piano stilistico, la grande maestria nel costruire i dialoghi, i quali riescono ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gruppo di lettura – Incontro del 7 febbraio 2012 a cura di Paolo Steffan</p>
<p>Il romanzo &#8220;Padri e figli&#8221; di Ivan Turgenev ha suscitato una reazione fortemente positiva da parte di tutti i presenti. Del libro sono stati sottolineati molti aspetti: sul piano stilistico, la grande maestria nel costruire i dialoghi, i quali riescono ad essere rivissuti con una naturalezza encomiabile, oltre che la notevole riuscita di brevi quadri descrittivi e una certa abilità aforistica, specie nelle parole del nichilista Bazarov. Sul piano dei contenuti, interessanti i piccoli ma preziosi spaccati sulla situazione socio-culturale della Russia ottocentesca, oltre che le descrizioni paesaggistiche. Più di tutto, però, hanno creato dibattito la caratterizzazione dei personaggi, dai due giovani (Bazarov è stato oggetto di diverse opinioni, dividendo il gruppo tra chi lo redime e chi no) ai due padri, fino alle due complesse e speculari principali figure femminili, all&#8217;indimenticabile antipatico ma anche buffo zio Pavel, ai personaggi di sfondo, piccoli ruoli aventi un così spiccato profilo (il servo pusillanime, gli stolti e provinciali progressisti, la decrepita principessa ecc.) da rimanere anch&#8217;essi memorabili. Il finale, poi, ha messo d&#8217;accordo tutti, perché l&#8217;umanità che ne viene ci ricorda come siamo, e che le grandi rivoluzioni della modernità non hanno cambiato il nostro modo di essere uomini, dato che, alla fin fine, altro non siamo che &#8220;padri e figli&#8221;, destinati a perpetrare il nostro vivere e riprodurci (come Nicolaj Kirsanov) o a chiacchierare e sezionare le nostre &#8220;rane&#8221;, fino a una morte coerente alla nostra natura (come Evgenij Bazarov). </p>
<p>A discussione finita, si è inoltre ascoltata la sonata-fantasia in do minore di Mozart, gustando la squisita consistenza e il piacevole sapore delle frittelle di Giovanni (cui va il maggior ringraziamento) alle quali tutti anelavamo dalle 20.30!</p>
<p>Si è infine brevemente parlato anche di Charles Dickens (in occasione del duecentesimo della nascita), di Bruno Arpaia (&#8220;L&#8217;energia del vuoto&#8221;), di Irène Némirovsky (&#8220;Suite francese&#8221;) e di Scarlett Thomas.<br />
La lettura per il prossimo incontro, fissato per martedì 13 marzo, è Javier Marìas &#8220;Domani nella battaglia pensa a me&#8221; (Einaudi 1998), vincitore del Premio Internazionale Nonio 2011 e, secondo Pietro Citati &#8220;forse il libro più bello composto da uno scrittore contemporaneo&#8221;.</p>
<div id='fb-div-246'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F02%2F11%2Fgruppo-di-lettura%2F&amp;t=Gruppo+di+Lettura");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F02%2F11%2Fgruppo-di-lettura%2F&amp;t=Gruppo+di+Lettura");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/02/11/gruppo-di-lettura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gruppo lettura</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/01/28/gruppo-lettura/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/01/28/gruppo-lettura/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo lettura; Jack Keruoak; I vagabondi del Dharma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=243</guid>
		<description><![CDATA[Gruppo di lettura. Incontro del 10 gennaio 2012 Jack Keruoak – I vagabondi del Dharma Ritenuto dai più un romanzo con molti pregi ma non entusiasmante. Molto evidente appare il suo essere un&#8217;opera di gioventù, destinata forse a parlare soprattutto ai giovani, sebbene siano passati sessant&#8217;anni da allora. La scrittura autobiografica è molto efficace nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/01/PICT0135.jpg"><img src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2012/01/PICT0135-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-244" /></a></p>
<p>Gruppo di lettura. Incontro del 10 gennaio 2012<br />
Jack Keruoak – I vagabondi del Dharma<br />
Ritenuto dai più un romanzo con molti pregi ma non entusiasmante. Molto evidente appare il suo essere un&#8217;opera di gioventù, destinata forse a parlare soprattutto ai giovani, sebbene  siano passati sessant&#8217;anni da allora. La scrittura autobiografica è molto efficace nel portare il lettore dentro lo spirito e i modi di vivere e pensare della beat generation, anche se alcuni hanno riscontrato una certa banalizzazione (o americanizzazione, che è quasi un sinonimo..) delle filosofie orientali, della cultura cinese e indiana.<br />
Si pone con molta efficacia il tema del viaggio, della ricerca e costruzione di sé attraverso le esperienze, anche estreme; ma la scrittura è priva del carattere “necessitante” e sembra fin troppo spontanea, a volte.  Per queste caratteristiche, le stesse del protagonista, quasi infantili, il racconto e i protagonisti possono anche commuovere, per l&#8217;anima bambina dispiegata senza remore, per il prevalere delle domande sulle risposte, per la capacità di fornire affermazioni semplici e profonde sulla vita e sul mondo e per la capacità di rendere l&#8217;emozione genuina del momento.</p>
<p>Si è parlato anche di:<br />
Herta Muller, Il paese delle prugne verdi<br />
Alvaro Mutis, La neve dell&#8217;ammiraglio<br />
Murakami, 1Q89<br />
Graphic Novels</p>
<p>Da leggere per il prossimo incontro (7 febbraio)<br />
Ivan Turgenev, Padri e figli</p>
<div id='fb-div-243'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F01%2F28%2Fgruppo-lettura%2F&amp;t=Gruppo+lettura");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F01%2F28%2Fgruppo-lettura%2F&amp;t=Gruppo+lettura");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/01/28/gruppo-lettura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buon 2012</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/01/09/buon-2012/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/01/09/buon-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 13:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[2012; Erri De Luca; Considero Valore;]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=237</guid>
		<description><![CDATA[BUON INIZIO 2012! CONSIDERO VALORE Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l&#8217;assemblea delle stelle. Considero valore il vino finchè dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BUON INIZIO 2012!</p>
<p>CONSIDERO VALORE</p>
<p>Considero valore ogni forma di vita,<br />
la neve, la fragola, la mosca.<br />
Considero valore il regno minerale,<br />
l&#8217;assemblea delle stelle.<br />
Considero valore il vino<br />
finchè dura il pasto,<br />
un sorriso involontario,<br />
la stanchezza di chi non si è risparmato,<br />
due vecchi che si amano.<br />
Considero valore quello che domani<br />
non varrà più niente<br />
e quello che oggi vale ancora poco.<br />
Considero valore tutte le ferite.<br />
Considero valore risparmiare acqua,<br />
riparare un paio di scarpe,<br />
tacere il tempo, accorrere a un grido,<br />
chiedere permesso prima di sedersi,<br />
provare gratitudine senza ricordare di che.<br />
Considero valore sapere in una stanza<br />
dov&#8217;è il nord,<br />
qual è il nome del vento<br />
che sta asciugando il bucato.<br />
Considero valore il viaggio del vagabondo,<br />
la clausura della monaca,<br />
la pazienza del condannato,<br />
qualunque colpa sia.<br />
Considero valore l&#8217;uso del verbo amare<br />
e l&#8217;ipotesi che esista un creatore.</p>
<p>Molti di questi valori non ho conosciuto.</p>
<p>Erri De Luca</p>
<div id='fb-div-237'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F01%2F09%2Fbuon-2012%2F&amp;t=Buon+2012");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2012%2F01%2F09%2Fbuon-2012%2F&amp;t=Buon+2012");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2012/01/09/buon-2012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Incontro di lettura del 29 novembre</title>
		<link>http://artestoria.blog.tiscali.it/2011/12/09/incontro-di-lettura-del-29-novembre/</link>
		<comments>http://artestoria.blog.tiscali.it/2011/12/09/incontro-di-lettura-del-29-novembre/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 08:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artestoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artestoria.blog.tiscali.it/?p=227</guid>
		<description><![CDATA[Gruppo di lettura. Incontro del 29 novembre Il testo: Paul Auster, Trilogia di New York I lettori sono concordi nel definirlo un grandissimo scrittore, in grado di cogliere l&#8217;essenza del vivere contemporaneo. I tre racconti, ambientati in un contesto urbano conosciuto ma nello stesso tempo stravolto dalla mancanza di esseri umani all&#8217;infuori del protagonista, narrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2011/12/PICT0083.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-238" src="http://artestoria.blog.tiscali.it/files/2011/12/PICT0083-300x225.jpg" alt="" width="179" height="119" /></a></p>
<p>Gruppo di lettura. Incontro del 29 novembre<br />
Il testo: Paul Auster, Trilogia di New York<br />
I lettori sono concordi nel definirlo un grandissimo scrittore, in grado di cogliere l&#8217;essenza del vivere contemporaneo. I tre racconti, ambientati in un contesto urbano conosciuto ma nello stesso tempo stravolto dalla mancanza di esseri umani all&#8217;infuori del protagonista, narrano storie molto simili, che si confondono fino a fondersi in un unico, ambiguo finale. Auster sa rendere l&#8217;infinita complessità degli strati sovrapposti e anche contradditori che formano l&#8217;identità dell&#8217;io. Per nulla scontata, l&#8217;identità dello scrittore stesso, oltre l&#8217;autobiografia, si forma e si disfa continuamente con le vicende dei suoi protagonisti. Auster non solo vive nei personaggi che crea, ma struttura attraverso loro le proprie diverse possiblità d&#8217;esistenza, nell&#8217;incessante tentativo, con il linguaggio, di sfuggire al nulla dell&#8217;anonimato a cui sembrano votate le sue figure letterarie.</p>
<p>Si è parlato anche di<br />
Tolstoi, Anna Karenina; Fallaci, Lettera ad un bambino mai nato; Calvino, Il barone rampante; Kafka, Racconti; Tondelli, Altri libertini; Capote, A sangue freddo; Fitzgerald, Tenera è la notte; Morante, Ara Coeli; Nievo, Confessioni di un italiano; Longo, Di alcune orme sopra la neve; Saramago, Il memoriale del convento; Murakami, I saluici ciechi</p>
<p>Lettura per il prossimo incontro:<br />
10 gennaio 2012<br />
Jack Kerouak, I vagabondi del Dharma</p>
<div id='fb-div-227'><p><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2011%2F12%2F09%2Fincontro-di-lettura-del-29-novembre%2F&amp;t=Incontro+di+lettura+del+29+novembre");' ><img src='/img/facebook.png' alt='condividi con Facebook' /></a><a href='' onclick='window.open("http://www.facebook.com/sharer.php?u=http%3A%2F%2Fartestoria.blog.tiscali.it%2F2011%2F12%2F09%2Fincontro-di-lettura-del-29-novembre%2F&amp;t=Incontro+di+lettura+del+29+novembre");' >Condividi su Facebook.</a></p></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://artestoria.blog.tiscali.it/2011/12/09/incontro-di-lettura-del-29-novembre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

